Aumento Pensioni 2023: Nuovi Importi con l’Inflazione

Il costo della vita in questi ultimi mesi è sempre più caro e anche le pensioni dovrebbero adeguarsi, vediamo insieme cosa accade nel 2023 per tutti i pensionati italiani . A partire dal 2023 sono previste importanti novità, che scopriremo in quest’articolo comprendendone le motivazioni principali.

Adeguandosi al tasso d’inflazione previsto da Istat e BCE, dal prossimo anno gli assegni potrebbero essere decisamente più alti, rappresentando quello che potrebbe essere un incremento senza precedenti. Tuttavia, è ancora presto per accertare il tasso di rivalutazione, per questo è importante comprendere già da subito, cosa succederà alle pensioni 2023?

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Aumento Pensioni 2023: Nuovi Importi con l'Inflazione

Pensioni 2023, quali novità in arrivo?

Davanti alla rivalutazione Istat del tasso d’inflazione, dal precedente 1,7% di gennaio 2022 stabilito dal D.M. 17 novembre 2021 del MEF al definitivo 1,9%, i pensionati riceveranno un trattamento previdenziale 2022 inferiore rispetto a quello auspicato, ma potrebbero godere di pensioni più corpose dal 1 gennaio 2023, data in cui avverrà il successivo adeguamento. Questo secondo quanto stabilito dalla Circolare INPS 15/2022, che come ogni anno fissa massimali e minimali sul calcolo delle contribuzioni previdenziali e assistenziali.

Di conseguenza, considerando il forte tasso inflazionistico 2022, si potrebbero avere aumenti alle pensioni 2023:

  • In adeguamento all’inflazione attuale
  • Corrispondendo gli arretrati maturati nel 2022

Secondo Istat, davanti tale scenario gli incrementi medi si attesteranno intorno al +0,2% rispetto all’adeguamento di gennaio 2022 (+1,9% totale) con arretrati una-tantum da +2,0% e +3,0%. Ciò avviene perchè, contrariamente agli stipendi, le pensioni sono soggette a meccanismo d’adeguamento automatico alla variazione di prezzi registrata nell’anno, con l’obiettivo di non erodere il potere d’acquisto.

Stando a dati interni INPS, tale manovra potrebbe costare tra 10 e 12 miliardi di euro.

Come agisce l’inflazione sull’aumento pensioni 2023?

Come risaputo, l’inflazione rappresenta un aumento generale dei prezzi al consumo per prodotti e servizi, con conseguente erosione del potere d’acquisto. Paradossalmente, a ciò non corrisponde alcun incremento nelle buste paga, portando quindi al progressivo indebolimento delle proprie condizioni finanziarie: secondo uno studio Gi Group-Odm Consulting, a fine 2021 la categoria degli operai è la più colpita con -3,7% in busta paga, pari a -1.250 euro/anno.

Per i pensionati il discorso sarà differente, poiché basandosi la rivalutazione degli assegni previdenziali sull’inflazione dell’anno precedente, si potrebbero avere prossimi aumenti nei cedolini: gli importi 2023 si baseranno sull’inflazione 2022, anno difficile a causa di pandemia CoViD-19 e conflitto Russia-Ucraina, che tuttora portano ripercussioni negative sulle economie mondiali.

Assegni corposi sono auspicati anche notando le stime BCE, che prevede invece un’inflazione 2022 fino al 6,8% con ulteriori aumenti entro fine anno, quasi tre volte rispetto alle proiezioni Istat, che potrebbero però essere riviste a ribasso.

Esempi d’aumento pensioni 2023 secondo stime Istat e BCE

Seguendo le stime Istat 2022, gli aumenti sulle pensioni si attesteranno al +1,9% totale, con rivalutazione decrescente per importi superiori ai 2.000 euro/mese lordi o di 4-5 volte rispetto al trattamento minimo di 523,83 euro, stabilito dalla Circolare INPS 127/2021. Ciò porterebbe di conseguenza incrementi anche per trattamenti assistenziali, come assegni sociali e d’invalidità civile.

 

Importo/mese lordo dicembre 2021

Importo/mese lordo gennaio 2022

Previsioni importo/mese lordo gennaio 2023

Variazione

1.000 euro

1.017 euro

1.019 euro

+1,9%

1.500 euro

1.525,50 euro

1.528,50 euro

+1,9%

2.000 euro

2.034 euro

2.038 euro

+1,9%

2.500 euro

2.541,76 euro

2.546,67 euro

+1,867%

3.000 euro

3.048,33 euro

3.054,02 euro

+1,801%

3.500 euro

3.554,70 euro

3.561,14 euro

+1,747%

4.000 euro

4.061,08 euro

4.068,27 euro

+1,707%

4.500 euro

4.567,45 euro

4.575,39 euro

+1,675%

5.000 euro

5.073,03 euro

5.082,52 euro

+1,65%

 

 

Trattamento assistenziale

Importo/mese lordo gennaio 2022

Previsioni importo/mese lordo gennaio 2023

Assegno sociale

468,11 euro

477,00 euro

Assegno mensile invalidità

291,96 euro

297,50 euro

Accompagno invalidi totali

529,94 euro

540,00 euro

Accompagno ciechi totali

946,80 euro

964,79 euro

 

Qualora invece l’improbabile ma sempre possibile scenario previsto dalla BCE con inflazione al 6,8% s’avverasse, si assisterebbe ad un importante incremento delle pensioni 2023 fino al +6,8%.

 

Importo/mese lordo dicembre 2021

Previsioni importo/mese lordo gennaio 2023

Variazione

1.000 euro

1.068 euro

+6,8%

1.500 euro

1.602 euro

+6,8%

2.000 euro

2.136 euro

+6,8%

2.500 euro

2.653 euro

+6,12%

3.000 euro

3.153 euro

+5,1%

3.500 euro

3.678,50 euro

+5,1%

4.000 euro

4.204 euro

+5,1%

4.500 euro

4.729,50 euro

+5,1%

5.000 euro

5.255 euro

+5,1%

 

 

Trattamento assistenziale

Importo/mese lordo gennaio 2022

Previsioni importo/mese lordo gennaio 2023

Assegno sociale

468,11 euro

499,94 euro

Assegno mensile invalidità

291,96 euro

311,81 euro

Accompagno invalidi totali

529,94 euro

565,97 euro

Accompagno ciechi totali

946,80 euro

1.011,18 euro

 

Secondo INPS, quelli dal 2023 potrebbero rappresentare gli aumenti più importanti degli ultimi quarant’anni.

Conclusioni

In termini economici, ciò che si evince dai dati disponibili è un aumento delle pensioni 2023 di alcune decine di euro/mese. Forse al di sotto delle aspettative di molti pensionati, ma sicuramente un aiuto per contrastare l’attuale situazione economica e la conseguente riduzione del potere d’acquisto (fino a -5% nel 2022 secondo Istat), con incrementi dai 106,68 ai 990,00 euro secondo le previsioni Istat e dagli 816,00 ai 3.060 euro secondo quelle BCE.

A conti fatti, una futura situazione rosea per pensionati e invalidi, in netto paradosso con un’inflazione che non accenna a frenare la sua corsa e che pesa sulle finanze dei cittadini e sui consumi, che rappresentano il 60% del PIL, su cui gravano anche caro bollette e caro benzina, lasciando invariati gli stipendi.

Tra tornare alle spirali inflazionistiche che precedevano il referendum sulla Scala Mobile e impoverire il ceto medio bloccando stipendi e pensioni, mentre tariffe e costo della vita aumentano, c’è una via di mezzo.

Queste le parole di Mauro Antonelli, responsabile dell’Ufficio Studi dell’Unione Nazionale Consumatori, che auspica dal Governo Draghi politiche d’adeguamento all’inflazione anche per le buste paga simile alla Scala Mobile, provvedimento attuato in Italia dal 1945 al 1992 e di cui la reintroduzione è stata respinta negli anni successivi.

Davanti consumi che ristagnano complici pandemia e guerra, che rischiano inoltre di annullare i risultati del PNRR, dalle pensioni arriva un segnale incoraggiante. Di contro, non c’è ancora nulla di ufficiale almeno fino a gennaio 2023, sarà perciò necessario aspettare le rivalutazioni Istat e BCE, non ancora attendibili al momento.

 

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