Pensione a 62 Anni e Anticipo, Ultimissime Novità 2021

A ridosso della fine di Quota 100, una nuova proposta pensionistica è stata formulata a partire dal 1 gennaio 2022 per i lavoratori dipendenti e autonomi. A idearla è il presidente INPS Pasquale Tridico, per ridurre l’impatto fiscale e rendere più flessibile l’uscita dal mercato del lavoro, con liquidazione divisa in 2 fasi.

Con una formazione progressiva, l’idea di Tridico permetterebbe infatti di andare in pensione a 62 anni con liquidazione della quota contributiva e a 67 con quella retributiva. Rivolta a chi ha almeno 20 anni di versamenti, tale proposta mira a colmare il vuoto del Recovery Plan sul piano pensionistico. Cosa c’è da sapere nel dettaglio? Converrà davvero?

Qual è la proposta di Pasquale Tridico per andare in pensione a 62 anni?

Secondo Istat, complice anche l’emergenza sanitaria CoViD-19 in Italia la disoccupazione è al 10,2% con quella giovanile al 31,6%, concentrata principalmente nel Mezzogiorno con percentuali che superano il 60%. A rendere difficile la situazione anche è l’uscita dal lavoro, a causa della Riforma Fornero (d.l. 92/2012) che ha innalzato l’età pensionabile a 67 anni.

Ad alcuni mesi dal termine di Quota 100, prevista per il 31 dicembre 2021, nelle ultime settimane il Ministero del Lavoro ha aperto il dibattito su sistema previdenziale italiano e ammortizzatori sociali, è proprio in questo ambito che prende forma la proposta di Pasquale Tridico, presidente INPS.

Presentata al Festival del Lavoro di fine aprile, la sua idea potrebbe entrare in vigore dal 1 gennaio 2022, prevedendo un sistema fiscale a impatto neutro e una maggiore flessibilità per uscire dal lavoro. Dalla formazione progressiva, è rivolto a chi ha maturato almeno 20 anni di contributi e strutturato in 2 fasi:

  • Andare in pensione a 62-63 anni con liquidazione contributiva
  • Aspettare i 67 anni per ottenere la restante liquidazione retributiva

Andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota che è quella retribuitva.

Queste le parole del presidente INPS Tridico sulla sua proposta, con l’auspicio di trovare convergenze coi sindacati e con le attuali disposizioni evitando un ritorno alla Riforma Dini del 1995 e alla Riforma Fornero del 2011.

Un’idea che diventa funzionale anche per chi intende riscattare con criterio contributivo gli studi universitari iniziati prima del 1 gennaio 1996 (novità introdotta con la Circolare INPS 6/2020), che con Quota 100 ha avuto penalizzazioni nel calcolo dell’assegno pensionistico.

Quali sono gli obiettivi della proposta Tridico?

La proposta del presidente INPS ha l’obiettivo prioritario di implementare le misure di Quota 100, secondo Tridico stesso una rigida opzione dalla sperimentazione triennale che ha permesso di accedere alla pensione a 286.000 persone, ma che creerà uno scalone d’età al suo termine. Inoltre, consentirebbe a INPS di salvaguardare i suoi conti utilizzando i 9 miliardi di euro precedentemente destinati alla continuazione di Quota 100.

Altro obiettivo è poi quello di riempire il vuoto lasciato dal Recovery Plan nazionale sul tema pensioni, nonostante quest’ultimo segua un modello europeo con regole standard per garantire il salario minimo. Il tutto potrà essere complementare anche ad altre misure di flessibilità come l’APe sociale (Anticipo Pensionistico agevolato), per mestieri precoci e gravosi, pensando poi a categorie fragili messe in particolare difficoltà dal CoViD-19.

L’opposizione dei sindacati

Sebbene Tridico voglia trovare convergenze per il suo piano pensionistico, da CGIL, CISL e UIL arriva una netta opposizione, asserendo che tale idea potrebbe portare a forti penalizzazioni e assegni ridotti per chi volesse lasciare il lavoro a 62 anni.

Non siamo d’accordo con l’introduzione di nessun sistema di penalizzazione nel calcolo dell’importo della pensione. Tanto meno, per questo, ci piace l’ipotesi di spacchettare in due l’assegno come propone il presidente INPS Tridico. Ma apprezziamo che finalmente ci siano più soggetti a immaginare una flessibilità nel pensionamento che parta da 62 anni‘.

Queste le parole del segretario confederale CGIL Roberto Ghiselli, che mostra tuttavia una certa apertura nei confronti della proposta del presidente INPS. Partendo da quest’ultima e dall’idea di proteggere ulteriormente categorie sensibili, i sindacati propongono:

  • Quota 41, misura a doppio canale con 41 anni di versamenti indifferentemente dall’età in alternativa alla pensione a 62 anni, per scongiurare il pericolo di scalone quinquennale e perciò nuovi esodati, come già avvenuto con la Riforma Fornero
  • Prolungamento Opzione Donna fino al 2024, misura dedicata al lavoro femminile, che prevede 35 anni di versamenti a calcolo interamente contributivo con pensione a 58 anni per dipendenti e 59 per autonome
  • Assegno garanzia giovani, sussidio già al vaglio di INPS per giovani dalle esperienze lavorative discontinue, complementare ad assegni pensionistici ridotti
  • Espansione APe sociale, manovra già in atto per agevolare categorie a rischio di età inferiore ai 63 anni, con assegni d’indennità corrisposti fino al raggiungimento della pensione d’anzianità ai sensi dell’art. 24 del d.l. 201/2011

Infine, ultima proposta dei sindacati è il rafforzamento dei contratti d’espansione, misura già riconfermata dalla Legge di Bilancio 2021, per dare indennità mensili lorde commisurate al trattamento pensionistico non riconosciuto a lavoratori a non più di 60 mesi dalla prima decorrenza utile dalla pensione, o con requisiti minimi contributivi.

Andare in pensione a 62 anni conviene?

Nonostante sia una scelta logistica a favore dei lavoratori, una pensione a 62 anni potrebbe riservare forti penalizzazioni economiche rispetto ad una a 67 che, a parità di versamenti, risulterebbe più elevata grazie alla componente contributiva. Ciò avviene per via dei coefficienti di trasformazione, parametri variabili direttamente proporzionali all’età anagrafica dei lavoratori,  aggiornati in base alla speranza di vita dopo la Riforma Fornero.

A conti fatti, se da un lato la proposta di Tridico presenta grande flessibilità e fonte di liquidità anticipata, simile all’APe sociale per le categorie più deboli, dall’altro rischia di ridurre pesantemente gli assegni per almeno 5 anni a tutti coloro che vanno in pensione compiuti 62 anni, con perdite mensili dai 200,00 ai 300,00 euro/mese. Proprio per questo risulta una scelta poco conveniente sul lungo periodo, ma essendo ancora in esame non si escludono modifiche, anche da parte dei sindacati.

 

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ABOLIZIONE QUOTA 100 ci sarà, oppure no?

La demografia non lascia dubbi: in Italia nascono più di 50.000 bambini in meno ogni anno, che sommati ai quasi 200 mila giovani che emigrano ogni anno e al fatto che l’età media aumenta costantemente: ci sono sempre meno lavoratori in Italia che lavorano e pagano le tasse che servono sopratutto per mandare avanti la macchina pensionistica.

Abbiamo sempre detto che non è giusto lavorare oltre i 60 anni di età, ma non esistono alternative, tra poco tempo l’INPS sarà costretta ad abolire Quota 100 , anche se la cosa non piace alla stragrande maggioranza degli italiani. Non solo ci sarà l’abolizione di Quota 100 , cioè la possibilità di andare in pensione con la somma dell’età anagrafica con quella lavorativa, ma aumenterà anche l’età pensionabile. Questo almeno fino al 2050, quando – secondo i calcoli che si fecero con la cosiddetta legge Fornero – il numero di boomers diminuirà a ci saranno meno anziani in età pensionistica rispetto a quelli di oggi.

Se i politici ancora non hanno fatto questo passo, è solo per una semplice questione di opportunismo politico. Se oggi un politico dice che vuole aumentare l’età pensionabile, nessuno lo voterebbe. Infatti questa riforma non verrà fatta da dei politici, ma da dei tecnici. O dai tecnici dell’INPS , oppure quando l’Italia si troverà così male con il bilancio che per scongiurare un default, vedrà al suo Governo la Troika mandata dai consorzi di banche mondiali come FMI e BCE

L’origine del”chaos” pensioni

La riforma Fornero, o meglio Monti/Fornero ha cancellato in un solo colpo le precedenti pensioni di anzianità, con annesse quote (somma di età all’anagrafe e contribuzione) a favore di un sistema che introduce la pensione di vecchiaia.

La pensione di vecchiaia è una prestazione economica  che spetta (ai lavoratori dipendenti ed autonomi) in base a determinati requisiti, quali il raggiungimento dell’età prevista per legge, e l’avere l’anzianità contributiva/assicurativa richiesta. Il lavoratore deve aver, inoltre, cessato il rapporto lavorativo alla data di decorrenza della pensione.

Legge Fornero

La riforma Fornero è una riforma, sostanzialmente, rigida. La legge 214 del 2011 ha portato ad “un giro di vite” sull’età di accesso alla pensione, ha aumentato di sette mesi  (per tutti) l’aspettativa di vita, ed ha introdotto una revisione (periodica) dei coefficienti relativi al montante contributivo.

Come noto, la riforma Fornero è stata oggetto di aspre contestazioni, con richieste di cambiamento dell’accesso al trattamento pensionistico.

 

Fino al 2018, per la pensione di vecchiaia occorrono avere i requisiti di età anagrafica, ed almeno venti anni di contribuzione effettiva. Tali requisiti cambiano qualora il richiedente abbia, o meno, contributi versati al 31/12/1995 (data che segna il cambio di regime delle pensione da retributivo/misto a contributivo).

 

Il lavoratore che ha iniziato a versare contributi a partire dal 1 Gennaio 1996, per avere diritto alla pensione di vecchiaia, oltre al dover avere 20 anni di contributi, ed al raggiungere una “certa” età anagrafica, deve soddisfare un ulteriore requisito. Nel caso di specie, si parla di avere un importo della pensione superiore di 1,5 volte all’importo dell’assegno sociale. Qualora ciò non si verifichi, un lavoratore può conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia al compimento dei 70 anni, ed almeno 5 anni di contribuzione (obbligatoria, volontaria, ma non figurativa). Il limite dei 70 anni è soggetto ad ulteriore adeguamento alle aspettative di vita.

 

Per la pensione anticipata (la cosiddetta pensione di anzianità), la riforma già dal 2012 aveva stabilito che si dovesse tenere conto solo del requisito più elevato di contribuzione senza quote, e senza finestre.

La  pensione anticipata si caratterizza per il consentire l’accesso al trattamento pensionistico prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, in quanto calcolata sul solo requisito contributivo.

 

Per tutti coloro che risultassero in possesso di una contribuzione post  1 Gennaio 2016, l’adeguamento alle aspettative di vita si calcolava sul requisito anagrafico: già dal 2016 si parla di 63 anni e 7 mesi, e l’accesso alla pensione anticipata con almeno 20 anni effettivi di contribuzione.

Novità pensioni opzione donna

Ancora variazioni sull’età pensionabile

 L’opzione donna rappresenta una possibilità riconosciuta alle lavoratrici, ex legge n.243 del 2004 (introduzione sperimentale), di poter ottenere il trattamento pensionistico in via anticipata.

La legge 243/2004, sopra citata, è stata poi anche emendata dalla legge di Bilancio del 2017 (legge n. 232/2016) con “allargamento della possibilità di accesso” alle lavoratrici che, alla data del 31/12/2015, non abbiano maturato i requisiti post incremento dell’età pensionabile (aumento delle speranze di vita). In base a tale assunto, una donna che abbia compiuto 57 anni (dipendente), o 58 (autonoma), e con almeno 35 anni di contribuzione può accedere all’opzione donna.

L’incognita riguarda la determinazione effettiva dell’età pensionabile in base alle aspettative di vita, tanto che gli incrementi sulle aspettative di vita restano fermi. Chiariamo. L’avere diritto al trattamento pensionistico decorre dai 57 anni e 7 mesi (dipendente), e 58 anni e 7 mesi (autonoma): vi sono stati 3 mesi di aumento nel 2013, e 4 aggiuntivi nel 2016. La corresponsione concreta del trattamento pensionistico avviene dopo 12, o 18 mesi (cosiddette finestre) che i requisiti siano maturati. E per il futuro come varierà l’opzione donna? Il quesito non ha una risposta chiara.

 

Novità pensioni: modifiche dell’età pensionabile post APE

 

La legge n. 232/2016 ha introdotto varie forme di pensionamento anticipato, la cosiddetta APE.

 

Di tale forma di “anticipo” ne esistono varie tipologie. Vediamole velocemente cercando di capire come potrebbero evolvere.

 

APE volontaria. In tal caso vi è un anticipo pensionistico fino a 3 anni e 7 mesi rispetto ai requisiti della pensione di vecchiaia base, con contestuale accensione di un prestito bancario con rimborso ventennale una volta che pensione ordinaria matura.

Tale innovazione proseguirà fino al 31/12/2018 e avrà come oggetto i lavoratori nati tra l’anno 1951 ed il 1953 dal 2017, e i nati tra il 1952 ed il 1955 dal 2018. L’APE volontaria è accessibile per ogni lavoratore sia del settore pubblico, sia del settore privato.

L’accesso è previsto con almeno 63 anni di età, 20 anni di contribuzione, e con una pensione di vecchiaia presunta (certificazione INPS) non inferiore a 703 Eur/mese.

 

L’APE social è un anticipo pensionistico ad impatto zero con termine 31/12/2018. Il funzionamento prevede un bonus fiscale che copre il costo del prestito per la fuoriuscita anticipata dal mondo del lavoro. Tale strumento riguarda lavoratori appartenenti a categorie svantaggiate, dai 63 anni in su, e con almeno 30 anni di contributi versati. Una delle quattro categorie svantaggiate, ad esempio, sono le persone disoccupate a causa di licenziamento, dimissioni per giusta causa, o a seguito di risoluzione consensuale  e che hanno terminato di beneficiare degli ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi.

Rimane il quesito di cosa potrebbe accadere alla data del 31/12/2018: proroga, o cessazione definitiva?

Novità pensioni: i lavori usuranti vanno in pensione anticipata

Esistono poi lavori usuranti ( sia pubblici che privati) dove il lavoratore ha più facilità d’accesso alla pensione di anzianità (almeno 35 anni di contributi). La citata legge di Bilancio 2017 (n, 232/2016) ha introdotto due novità in merito: abolizione delle “finestre”di accesso al trattamento pensionistico e la sospensione dell’aumento dell’età pensionabile in base alle aspettative di vita per il periodo 2020 – 2025.

 

Ancora la legge 232/2016 ha introdotto, da Maggio di quest’anno, modifiche volte a migliorare le condizioni di accesso al trattamento pensionistico per i lavoratori precoci. Per chi abbia iniziato a lavorare prima dei 18 anni, o ancora più giovane, ed attualmente disoccupato, invalido, svolga un lavoro usurante o sia beneficiario dei permessi ex legge n. 104/92 ha diritto ad uno “sconto” di 22 mesi se lavoratore, o 10 mesi se lavoratrice, con riduzione a 41 anni (per entrambe) per ottenere la pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica.

Novità Pensione di vecchiaia

Attualmente la pensione di vecchiaia matura con il raggiungimento di 66 anni e mesi 7 per gli uomini e le donne appartenenti al settore pubblico. Nel settore privato riscontriamo 65 anni e mesi 7 per le donne, e qualora in presenza di lavoro autonomo (donne) 66 anni ed un mese, a fronte, sempre, di 20 anni contributi. Qualora al 31/12/1995 non vi siano contributi versati dal lavoratore, l’importo della pensione non può scendere al di sotto dei 670, Euro, od altrimenti ci vorranno 70 anni e 7 mesi di età, e cinque anni di effettiva contribuzione.

Ancora in tema di APE Donna

Pensione a 62 Anni e Anticipo, Ultimissime Novità 2021L’APE donna, o rosa come definita, rappresenta la possibilità, a venire, per le donne di beneficiarie dell’APE sociale di un’erogazione anticipata del trattamento pensionistico al compimento di 63 anni, e 27 o 33 anni di contributi. Tale differenza è dovuta alla riduzione di un anno di contributi per figlio (massimo tre anni). E’ da verificare la possibilità di migliorare tale riduzione.

L’APE sociale donne, similmente all’APE volontaria è sempre un anticipo al trattamento pensionistico a fronte di un’età minima fissata a 63 anni sino a quando matureranno i requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia (dal 2018 66 anni e mesi 7 sia per gli uomini, sia per le donne). L’APE sociale donna beneficerà di una erogazione statale: non sarà necessario siglare alcun finanziamento.

A tutt’oggi le donne possono fare domanda di pensione di anzianità, beneficiando dell’opzione donna, a fronte di requisiti specifici. Eccone alcuni:

  • 35 anni di contribuzione maturata al 31/12/2015;
  • 57 anni e mesi 7 (compimento entro il 31/7/2016) se lavoratrici dipendenti (pubblico/privato), e anni 58 e mesi 7 per le lavoratrici autonome; etc.

A fronte dell’uscita anticipata dal lavoro, la donna (lavoratrice) accetta il calcolo della sua pensione col sistema contributivo in toto. Ovviamente, vi sono casi di forte penalizzazione se consideriamo i periodi di pensione pagabili col sistema retributivo.

La proposta pensione minima di garanzia

La pensione minima di garanzia rappresenterà un complemento al trattamento pensionistico per coloro che vedono la propria pensione calcolata in toto col regime contributivo. Si parla del diritto ad un trattamento minimo di Eur 650, accompagnati dalla sussistenza di 20 anni di contributi. Ogni anno di contributi versato dopo il ventesimo, comporterà l’erogazione di Eur 30, aggiuntivi con massimo importo della pensione liquidabile fissato in Eur 1000,.

 

Essendo una misura a venire, quanto sopra è suscettibile di variazioni ed aggiustamenti. È una ipotesi quella di considerare la pensione di garanzia come sistema di maggiorazione della pensione contributiva base. In tale ipotesi, si potrebbe avere il cumulo della pensione contributiva base maturata, con l’assegno sociale per un massimo del 50% (+ 50% di Eur 448, ossia Eur 224,).

Aumento dell’età pensionabile

Si è molto parlato di possibile aumento dell’età pensionabile a fronte dell’aumento delle aspettative di vita. Lasciamo da parte ogni commento, e vediamo cosa si è detto.

La proposta sarebbe quella di bloccare gli adeguamenti automatici, a partire dal 2020, con un aumento di circa 4 mesi per maturare il diritto alla pensione.

La pensione di vecchiaia dovrebbe maturare col compimento di 66 anni e mesi 11, mentre la pensione anticipata a fronte della sussistenza di 43 anni e mesi 2 di contributi (donne 42 anni e mesi 11).

Quanto ne potrà derivare dipenderà dalle scelte di Governo auspicando tenga in debita considerazione i casi specifici, e le richieste sociali. Su ogni scelta incombono come sempre le risorse scarse, e la sostenibilità del sistema pensionistico INPS per gli anni futuri.

Altre notizie riforma pensioni 

Novità pensioni: le ultime novità sulla riforma pensioni, APE e la pensione anticipata non sono molte, da poco presa la quattordicesima mensilità questa estate sembra essere priva di grandi novità, anche se le notizie economiche che arrivano dall’ISTAT fanno ben sperare per una prossima riforma delle pensioni.
La crescita del PIL italiano si sta attestando sopra l’1% e nonostante non sia tantissimo, possiamo finalmente dire che la crisi economica è finalmente finita. La crescita non è tanto forte, ma tutte le previsioni sono positive e gli indici di crescita sono costantemente rivisti al rialzo. Più il PIl cresce, più si hanno margini per fare delle riforme nel Nostro paese e di certo fare le riforme sulle pensioni sembra essere prioritario, se non vogliamo un esercito di vecchi che lavorano e di giovani disoccupati.
Le pensioni stanno avendo alcune piccole riforme, una di queste è l’Anticipo PEnsionistico o APE di cui abbiamo parlato in modo approfondito in questo sito, una novità che è partita proprio a metà di Maggio, non solo una proposta quindi, ma una reale possibilità di andare in pensione anticipata.
 Contributiva calcolo Sociale
 Vecchiaia invalidità
anticipata per uomini e donne reversibilità
Prestito Pensionistico APE
APE Social Cose da sapere sulla pensione
Indennità di disoccupazione NASPI
Indennità di infortunio INAIL Data riscossione

 

anticipata con part time

Ragioniere, pubblicista e operatore turistico, ha frequentato la Facoltà di Economia e Commercio e il Dipartimento di Lettere, lingue, letterature , civiltà antiche e moderne, presso UniPG

2 commenti

  1. AUMENTATE LE PENSIONI MINIME , AUMENTATE LA PENSIONE A CHI FATE MORIRE PRIMA , CON UNA MISERIA DI 600 EURO! PRIMA, RENZI, E PRIMA DI LUI ALTRI MANTENUTI, OGGI IL FANTOCCIO GENTILONI, TUTTI, VE NE STRAFOTTETE DEI CITTADINI CHE FANNO LA FAME CON PENSIONI BASSE, CHE DOVETE, PRETENDIAMO , CHE VENGANO AUMENTATE A 1000 EURO AL MESE. GENTILONI, ORA TOCCA A LEI, NON SI NASCONDA ALMENO, PARLI DI CHI FA LA FAME , FINGA ALMENO DI PROMETTERE QUALCHE EURO, E RICORDI CHE ANCHE LEI E' MANTENUTO DA CHI VOI SPORCACCIONI POLITICI , AFFAMATE, CON SCUSE IGNOBILI QUANTO INFAMI , DA VOI SBANDIERATE PER DIRE A CHI SOPRAVVIVE CON PENSIONI DA FAME, CHE NON CI SONO LE RISORSE, CHE I PICCIOLI NON CI STANNO… E INTANTO PASSA IL TEMPO E LA GENTE MUORE CON PENSIONI VERGOGNOSE….

  2. Vai da chi te li ha rubati, ossia l'INPS e prendi a schiaffi il direttore , poi gli chiedi di RESTITUIRTI TUTTI I CONTRIBUTI CHE HAI VERSATO CON INTERESSI, MORE, DANNO PSICOLOGICO, INADEMPIENZA CONTRATTUALE, TRUFFA, RAGGIRO ,ABUSO DI FIDUCIA ,… se non te li danno, RITORNA E PICCHIALO PIU' FORTE, POI DOPO AVERLO GONFIATO , CHIAMA QUALCHE GIORNALISTA, IL TUO MEDICO, E UN PAIO DI SINDACALISTI – VERI – E CHIEDI AIUTO….

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