Novità sulle Pensioni per il 2020: Abolizione Quota 100, Pensioni Minime, Assegni

Di seguito, le novità sulle pensioni per il 2020 e le ultimissime notizie, le novità dal Governo Conte 2 e sopratutto su un argomento che tornerà al centro della discussione: QUOTA 100 verrà abolita?
Le ultime novità pensioni si concentrano sui lavori del Parlamento: cosa farà il Governo Conte con le pensioni? Quali sono le novità che vogliono per l’economia i 5S e le novità introdotte dal Governo Conte 1 resisteranno?
L’argomento pensioni è sempre stato una “spina nel fianco” per il sistema Italia, e da ultimo, a dar manforte si parla di incrementare l’età pensionabile sulla base dell’aumento delle aspettative di vita dell’individuo.
Tema controverso, in quanto a parità di condizioni lavorative, le aspettative di vita non possono essere generalizzate aprioristicamente. Il tema è ancora aperto: un dibattito tra Sindacati e Governo apparentemente senza fine. Qui però va detta una cosa chiaramente: l’aumento dell’aspettativa di vita e la diminuzione delle nascite, ha portato ad un innalzamento dell’età pensionabile in quanto l’INPS ogni anno è in perdita di 90 miliardi di euro.

Cerchiamo di comprendere quali possano essere le riforme in arrivo, tra certezze “non piacevoli” ed aspettative di miglioramento sulla determinazione dell’età pensionabile.

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ABOLIZIONE QUOTA 100 ci sarà, oppure no?

La demografia non lascia dubbi: in Italia nascono più di 50.000 bambini in meno ogni anno, che sommati ai quasi 200 mila giovani che emigrano ogni anno e al fatto che l’età media aumenta costantemente: ci sono sempre meno lavoratori in Italia che lavorano e pagano le tasse che servono sopratutto per mandare avanti la macchina pensionistica.

Abbiamo sempre detto che non è giusto lavorare oltre i 60 anni di età, ma non esistono alternative, tra poco tempo l’INPS sarà costretta ad abolire Quota 100 , anche se la cosa non piace alla stragrande maggioranza degli italiani. Non solo ci sarà l’abolizione di Quota 100 , cioè la possibilità di andare in pensione con la somma dell’età anagrafica con quella lavorativa, ma aumenterà anche l’età pensionabile. Questo almeno fino al 2050, quando – secondo i calcoli che si fecero con la cosiddetta legge Fornero – il numero di boomers diminuirà a ci saranno meno anziani in età pensionistica rispetto a quelli di oggi.

Se i politici ancora non hanno fatto questo passo, è solo per una semplice questione di opportunismo politico. Se oggi un politico dice che vuole aumentare l’età pensionabile, nessuno lo voterebbe. Infatti questa riforma non verrà fatta da dei politici, ma da dei tecnici. O dai tecnici dell’INPS , oppure quando l’Italia si troverà così male con il bilancio che per scongiurare un default, vedrà al suo Governo la Troika mandata dai consorzi di banche mondiali come FMI e BCE

L’origine del”chaos” pensioni

La riforma Fornero, o meglio Monti/Fornero ha cancellato in un solo colpo le precedenti pensioni di anzianità, con annesse quote (somma di età all’anagrafe e contribuzione) a favore di un sistema che introduce la pensione di vecchiaia.

La pensione di vecchiaia è una prestazione economica  che spetta (ai lavoratori dipendenti ed autonomi) in base a determinati requisiti, quali il raggiungimento dell’età prevista per legge, e l’avere l’anzianità contributiva/assicurativa richiesta. Il lavoratore deve aver, inoltre, cessato il rapporto lavorativo alla data di decorrenza della pensione.

Legge Fornero

La riforma Fornero è una riforma, sostanzialmente, rigida. La legge 214 del 2011 ha portato ad “un giro di vite” sull’età di accesso alla pensione, ha aumentato di sette mesi  (per tutti) l’aspettativa di vita, ed ha introdotto una revisione (periodica) dei coefficienti relativi al montante contributivo.

Come noto, la riforma Fornero è stata oggetto di aspre contestazioni, con richieste di cambiamento dell’accesso al trattamento pensionistico.

 

Fino al 2018, per la pensione di vecchiaia occorrono avere i requisiti di età anagrafica, ed almeno venti anni di contribuzione effettiva. Tali requisiti cambiano qualora il richiedente abbia, o meno, contributi versati al 31/12/1995 (data che segna il cambio di regime delle pensione da retributivo/misto a contributivo).

 

Il lavoratore che ha iniziato a versare contributi a partire dal 1 Gennaio 1996, per avere diritto alla pensione di vecchiaia, oltre al dover avere 20 anni di contributi, ed al raggiungere una “certa” età anagrafica, deve soddisfare un ulteriore requisito. Nel caso di specie, si parla di avere un importo della pensione superiore di 1,5 volte all’importo dell’assegno sociale. Qualora ciò non si verifichi, un lavoratore può conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia al compimento dei 70 anni, ed almeno 5 anni di contribuzione (obbligatoria, volontaria, ma non figurativa). Il limite dei 70 anni è soggetto ad ulteriore adeguamento alle aspettative di vita.

 

Per la pensione anticipata (la cosiddetta pensione di anzianità), la riforma già dal 2012 aveva stabilito che si dovesse tenere conto solo del requisito più elevato di contribuzione senza quote, e senza finestre.

La  pensione anticipata si caratterizza per il consentire l’accesso al trattamento pensionistico prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, in quanto calcolata sul solo requisito contributivo.

 

Per tutti coloro che risultassero in possesso di una contribuzione post  1 Gennaio 2016, l’adeguamento alle aspettative di vita si calcolava sul requisito anagrafico: già dal 2016 si parla di 63 anni e 7 mesi, e l’accesso alla pensione anticipata con almeno 20 anni effettivi di contribuzione.

Novità pensioni opzione donna

Ancora variazioni sull’età pensionabile

 L’opzione donna rappresenta una possibilità riconosciuta alle lavoratrici, ex legge n.243 del 2004 (introduzione sperimentale), di poter ottenere il trattamento pensionistico in via anticipata.

La legge 243/2004, sopra citata, è stata poi anche emendata dalla legge di Bilancio del 2017 (legge n. 232/2016) con “allargamento della possibilità di accesso” alle lavoratrici che, alla data del 31/12/2015, non abbiano maturato i requisiti post incremento dell’età pensionabile (aumento delle speranze di vita). In base a tale assunto, una donna che abbia compiuto 57 anni (dipendente), o 58 (autonoma), e con almeno 35 anni di contribuzione può accedere all’opzione donna.

L’incognita riguarda la determinazione effettiva dell’età pensionabile in base alle aspettative di vita, tanto che gli incrementi sulle aspettative di vita restano fermi. Chiariamo. L’avere diritto al trattamento pensionistico decorre dai 57 anni e 7 mesi (dipendente), e 58 anni e 7 mesi (autonoma): vi sono stati 3 mesi di aumento nel 2013, e 4 aggiuntivi nel 2016. La corresponsione concreta del trattamento pensionistico avviene dopo 12, o 18 mesi (cosiddette finestre) che i requisiti siano maturati. E per il futuro come varierà l’opzione donna? Il quesito non ha una risposta chiara.

 

Novità pensioni: modifiche dell’età pensionabile post APE

 

La legge n. 232/2016 ha introdotto varie forme di pensionamento anticipato, la cosiddetta APE.

 

Di tale forma di “anticipo” ne esistono varie tipologie. Vediamole velocemente cercando di capire come potrebbero evolvere.

 

APE volontaria. In tal caso vi è un anticipo pensionistico fino a 3 anni e 7 mesi rispetto ai requisiti della pensione di vecchiaia base, con contestuale accensione di un prestito bancario con rimborso ventennale una volta che pensione ordinaria matura.

Tale innovazione proseguirà fino al 31/12/2018 e avrà come oggetto i lavoratori nati tra l’anno 1951 ed il 1953 dal 2017, e i nati tra il 1952 ed il 1955 dal 2018. L’APE volontaria è accessibile per ogni lavoratore sia del settore pubblico, sia del settore privato.

L’accesso è previsto con almeno 63 anni di età, 20 anni di contribuzione, e con una pensione di vecchiaia presunta (certificazione INPS) non inferiore a 703 Eur/mese.

 

L’APE social è un anticipo pensionistico ad impatto zero con termine 31/12/2018. Il funzionamento prevede un bonus fiscale che copre il costo del prestito per la fuoriuscita anticipata dal mondo del lavoro. Tale strumento riguarda lavoratori appartenenti a categorie svantaggiate, dai 63 anni in su, e con almeno 30 anni di contributi versati. Una delle quattro categorie svantaggiate, ad esempio, sono le persone disoccupate a causa di licenziamento, dimissioni per giusta causa, o a seguito di risoluzione consensuale  e che hanno terminato di beneficiare degli ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi.

Rimane il quesito di cosa potrebbe accadere alla data del 31/12/2018: proroga, o cessazione definitiva?

Novità pensioni: i lavori usuranti vanno in pensione anticipata

Esistono poi lavori usuranti ( sia pubblici che privati) dove il lavoratore ha più facilità d’accesso alla pensione di anzianità (almeno 35 anni di contributi). La citata legge di Bilancio 2017 (n, 232/2016) ha introdotto due novità in merito: abolizione delle “finestre”di accesso al trattamento pensionistico e la sospensione dell’aumento dell’età pensionabile in base alle aspettative di vita per il periodo 2020 – 2025.

 

Ancora la legge 232/2016 ha introdotto, da Maggio di quest’anno, modifiche volte a migliorare le condizioni di accesso al trattamento pensionistico per i lavoratori precoci. Per chi abbia iniziato a lavorare prima dei 18 anni, o ancora più giovane, ed attualmente disoccupato, invalido, svolga un lavoro usurante o sia beneficiario dei permessi ex legge n. 104/92 ha diritto ad uno “sconto” di 22 mesi se lavoratore, o 10 mesi se lavoratrice, con riduzione a 41 anni (per entrambe) per ottenere la pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica.

 

Le incognite del nuovo anno in tema di età pensionabile

Il 2020 sarà un anno cruciale per comprendere come Il Governo apporterà modifiche al tema di età pensionabile, come reagiranno i  rappresentanti delle parti sociali, e conseguente accesso al trattamento pensionistico.

Già da ora l’età pensionabile, per uomini e donne, è stata unificata con innalzamento a 66 anni e 7 mesi: un aumento di un anno per le donne lavoratrici del settore privato (ex Legge Fornero).

Il 2020 si preannuncia  non positivo in materia sempre di età pensionabile: innalzamento a 67 anni per tutti. Tale età, ad esempio in Francia, sarà raggiunta dopo il 2022. Vi è da chiedersi perché, anche se la risposta viene sempre basata, da parte della politica, sulla scarsità di risorse dell’INPS,  sul controverso innalzamento delle aspettative di vita elaborato da Agenzie specializzate, e sulle riforme che l’Unione Europea richiede. Ma ogni punto è contestabile e controverso.

Già da qualche mese il tema è oggetto di scontro, così come ci descrivono i media. I sindacati stanno negoziando “sconti” per le donne lavoratrici che curano i propri figli, e/o familiari disabili. Allo studio vi è anche una possibile riduzione di due anni sui contributi, con passaggio dai 30 ai 28 anni per le donne lavoratrici con domanda di APE social in corso.

Il tema pensioni, in ogni sua sfaccettatura, è in continua evoluzione ed aggiornamento, così come quasi ogni giorno ci propongono i media con aggiornamenti e previsioni.
Cerchiamo di fare il punto della situazione ad oggi.
La legge di Bilancio 2018 conterrà alcune novità in ambito pensionistico, e come facile intuire saranno oggetto di confronto e discussione.

Se noi gettiamo un occhio a quanto avvenuto lo scorso anno con la Legge di Bilancio 2017, la stessa conteneva importanti contenuti che stanno prendendo forma proprio in questi ultimi mesi.

Novità Pensione di vecchiaia

Attualmente la pensione di vecchiaia matura con il raggiungimento di 66 anni e mesi 7 per gli uomini e le donne appartenenti al settore pubblico. Nel settore privato riscontriamo 65 anni e mesi 7 per le donne, e qualora in presenza di lavoro autonomo (donne) 66 anni ed un mese, a fronte, sempre, di 20 anni contributi. Qualora al 31/12/1995 non vi siano contributi versati dal lavoratore, l’importo della pensione non può scendere al di sotto dei 670, Euro, od altrimenti ci vorranno 70 anni e 7 mesi di età, e cinque anni di effettiva contribuzione.

Novità Pensioni 2020: Ultime Notizie su Riforma Pensioni Età Pensionabile

Dal 2018, sempre in ambito pensione di vecchiaia, si passerà ai 66 anni e 7 mesi per tutti, e la stessa potrà essere erogata solo se la stessa sia maggiore di una volta e mezzo l’assegno sociale (soggetti per il quale il conteggio della pensione viene fatto interamente con il regime contributivo). Decifrando tale assunto se ne ricava che i soggetti al quale viene applicato il regime contributivo (interamente) non potranno avere diritto alla pensione di vecchiaia se si è in presenza di una pensione minore di 672, Euro/mese.

Ipotesi riforma pensioni di vecchiaia

Senz’altro questa rappresenta una forte ingiustizia, definiamola così, e sono allo studio possibili interventi correttivi. Ipotesi parlano di soppressione del livello minimo dell’importo dell’assegno sociale, o diritto alla pensione di vecchiaia con limitazione a 1,2 volte l’assegno sociale (circa 535, Eur/mese). I soggetti che non possono percepire la pensione, con le correzioni auspicate, saranno costretti ad attendere i 70 anni e 7 mesi (salvo correzioni ulteriori per l’età pensionabile).

Pensione anticipata – APE

L’anticipo pensionistico, cosiddetto APE, è in essere, in via sperimentale, dal 1/5/2017 con conclusione il 31/12/2018. L’APE consente di andare in pensione in via anticipata con 63 anni di età anagrafica e 20 anni di contributi versati, ottenendo una pensione come se si fossero raggiunti i termini standard, a fronte di un rimborso a rate, ventennale, sulla differenza erogata in via anticipata.

Vi sono soggetti per cui il costo dell’APE rimane a carico dello Stato (APE sociale) e che non dovranno rimborsare nulla. È stata ammessa la possibilità di utilizzare i contributi versati alla previdenza complementare per finanziare parzialmente, o totalmente, l’APE.

Trattamento dei lavoratori precoci

i soggetti lavoratori con almeno un anno di contributi versati prima del diciannovesimo anno di età (cosiddetti lavoratori precoci) hanno diritto ad ottenere l’erogazione della pensione con 41 anni di contribuzione, qualora esistano delle previsioni specifiche elencate dalla Legge di stabilità.

Ecco alcuni esempi: soggetti con forte riduzione della capacità lavorativa (almeno il 74%), lavoratori che hanno svolto attività lavorative usuranti, soggetti senza occupazione per almeno mesi tre, etc.).

Sempre in ambito di lavoratori precoci possiamo accennare all’Opzione donna, ossia il diritto ad ottenere la pensione (erogata interamente con il criterio contributivo) a fronte del raggiungimento di anni 57 per le dipendenti (pubblico/privato), ed anni 58 qualora lavoratrici autonome. Il requisito di 35 anni di contributi versati permane.

Soggetti aventi diritto al trattamento pensionistico erogato con la normativa in essere ante Legge Fornero. Ecco alcuni esempi:

  • Lavoratori di settori specifici come la difesa, la sicurezza, marittimi, clero, sportivi etc. maturano il diritto alla pensione con i criteri ante Legge Fornero;
  • Soggetti rientranti nelle clausole di salvaguardia esodati con diritto alla pensione anticipata secondo la normativa pre Fornero;
  • Lavoro notturno (dai  47 ai 61 giorni / anno) permane la quota 99,6 con almeno 63 anni e mesi 7, con 35 anni di contribuzione. Si passa a quota 98,6 per il lavoro notturno dai 72 ai 78 giorni / anno con il requisito di 62 anni e sette mesi di età anagrafica e 35 anni di contribuzione;
  • Permanenza della quota 97,6 per i lavori usuranti (a prescindere che il versamento dei contributi abbia avuto inizio prima o dopo l’anno 1995).

La prossima Legge Finanziaria, con operatività dal 2018, dovrebbe portare anche l’introduzione della pensione minima di garanzia giovani (abbuono di anni tre di contribuzione), e modifiche per l’APE sociale donne con revisione delle soglie per ottenere la pensione di vecchiaia.

Su tutte le possibili manovre, ed aggiustamenti necessari, specie per sollecitazione sociale, rimane l’incognita delle risorse di Bilancio. Le promesse, ed i proclami sono interessanti, se poi concretamente ed equamente posti in essere.

 

Ancora in tema di APE Donna

Novità Pensioni 2019: Ultime Notizie su Riforma Pensioni Età PensionabileL’APE donna, o rosa come definita, rappresenta la possibilità, a venire, per le donne di beneficiarie dell’APE sociale di un’erogazione anticipata del trattamento pensionistico al compimento di 63 anni, e 27 o 33 anni di contributi. Tale differenza è dovuta alla riduzione di un anno di contributi per figlio (massimo tre anni). E’ da verificare la possibilità di migliorare tale riduzione.

L’APE sociale donne, similmente all’APE volontaria è sempre un anticipo al trattamento pensionistico a fronte di un’età minima fissata a 63 anni sino a quando matureranno i requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia (dal 2018 66 anni e mesi 7 sia per gli uomini, sia per le donne). L’APE sociale donna beneficerà di una erogazione statale: non sarà necessario siglare alcun finanziamento.

A tutt’oggi le donne possono fare domanda di pensione di anzianità, beneficiando dell’opzione donna, a fronte di requisiti specifici. Eccone alcuni:

  • 35 anni di contribuzione maturata al 31/12/2015;
  • 57 anni e mesi 7 (compimento entro il 31/7/2016) se lavoratrici dipendenti (pubblico/privato), e anni 58 e mesi 7 per le lavoratrici autonome; etc.

A fronte dell’uscita anticipata dal lavoro, la donna (lavoratrice) accetta il calcolo della sua pensione col sistema contributivo in toto. Ovviamente, vi sono casi di forte penalizzazione se consideriamo i periodi di pensione pagabili col sistema retributivo.

La proposta pensione minima di garanzia

La pensione minima di garanzia rappresenterà un complemento al trattamento pensionistico per coloro che vedono la propria pensione calcolata in toto col regime contributivo. Si parla del diritto ad un trattamento minimo di Eur 650, accompagnati dalla sussistenza di 20 anni di contributi. Ogni anno di contributi versato dopo il ventesimo, comporterà l’erogazione di Eur 30, aggiuntivi con massimo importo della pensione liquidabile fissato in Eur 1000,.

 

Essendo una misura a venire, quanto sopra è suscettibile di variazioni ed aggiustamenti. È una ipotesi quella di considerare la pensione di garanzia come sistema di maggiorazione della pensione contributiva base. In tale ipotesi, si potrebbe avere il cumulo della pensione contributiva base maturata, con l’assegno sociale per un massimo del 50% (+ 50% di Eur 448, ossia Eur 224,).

Aumento dell’età pensionabile

Si è molto parlato di possibile aumento dell’età pensionabile a fronte dell’aumento delle aspettative di vita. Lasciamo da parte ogni commento, e vediamo cosa si è detto.

La proposta sarebbe quella di bloccare gli adeguamenti automatici, a partire dal 2020, con un aumento di circa 4 mesi per maturare il diritto alla pensione.

La pensione di vecchiaia dovrebbe maturare col compimento di 66 anni e mesi 11, mentre la pensione anticipata a fronte della sussistenza di 43 anni e mesi 2 di contributi (donne 42 anni e mesi 11).

Quanto ne potrà derivare dipenderà dalle scelte di Governo auspicando tenga in debita considerazione i casi specifici, e le richieste sociali. Su ogni scelta incombono come sempre le risorse scarse, e la sostenibilità del sistema pensionistico INPS per gli anni futuri.

Altre notizie riforma pensioni 2020

Novità pensioni: le ultime novità sulla riforma pensioni, APE e la pensione anticipata non sono molte, da poco presa la quattordicesima mensilità questa estate sembra essere priva di grandi novità, anche se le notizie economiche che arrivano dall’ISTAT fanno ben sperare per una prossima riforma delle pensioni.
La crescita del PIL italiano si sta attestando sopra l’1% e nonostante non sia tantissimo, possiamo finalmente dire che la crisi economica è finalmente finita. La crescita non è tanto forte, ma tutte le previsioni sono positive e gli indici di crescita sono costantemente rivisti al rialzo. Più il PIl cresce, più si hanno margini per fare delle riforme nel Nostro paese e di certo fare le riforme sulle pensioni sembra essere prioritario, se non vogliamo un esercito di vecchi che lavorano e di giovani disoccupati.
Le pensioni stanno avendo alcune piccole riforme, una di queste è l’Anticipo PEnsionistico o APE di cui abbiamo parlato in modo approfondito in questo sito, una novità che è partita proprio a metà di Maggio, non solo una proposta quindi, ma una reale possibilità di andare in pensione anticipata. Di seguito, le novità sulle pensioni di giugno 2017.
Ecco che cosa sta succedendo nell’ambito delle pensioni e che cosa bisogna sapere se si è in procinto di andare in pensione.

 

Novità pensioni Anticipo Pensionistico APE e APE Social

L’11 maggio la Corte dei Conti ha ricevuto il decreto attuativo per l’APE social, mentre si sta ancora aspettando per le pensioni precoci e per l’APE volontario.
Il decreto prevede che da maggio si possano aprire le domande per l’APE social, che potranno pervenire fino a giugno di quest’anno. I procedimenti ci mettono circa sei mesi a diventare reali, quindi i primi pagamenti potrebbero essere erogati tra il mese di ottobre e quello di dicembre.

Si può richiedere il prestito pensionistico già dal 15 maggio
Un altro problema che affligge i cittadini che vogliono ricorrere all’anticipo pensionistico è il problema della decurtazione di stipendio. Se si richiede l’APE all’ultimo anno di contribuzione si può riscuotere fino al 90% dell’assegno previsto per la propria pensione. Già anticipando di un altro anno (quindi a due anni dalla pensione ufficiale) l’assegno scende all’85% del dovuto. In media è stato calcolato dai sindacati che ogni anno di anticipo pensionistico causa una decurtazione dallo stipendio superiore al 5%.
L’APE è considerato un prestito pensionistico dal momento in cui le banche finanziano in anticipo la pensione del dipendente, ma vogliono un rimborso di quello che hanno versato prima del tempo. Da qui nasce la decurtazione che si applica in maniera via via sempre minore negli anni a venire, fino ad un completo rimborso della cifra erogata in anticipo.
Non possono comunque accedere all’APE coloro che hanno meno di vent’anni di contribuzione alle spalle e che percepirebbero una pensione inferiore a 700 euro al mese.
Il Ministro Poletti, di nuovo, ci tiene a fare presente che il Consiglio di Stato ha bloccato per molto tempo le procedure dell’APE social prima di ritenerle valide. Questo è accaduto perché, secondo il consiglio, andavano indagate più approfonditamente forme e modalità di costruzione della domanda prima di dare il via libera.
Le procedure di retrodatazione riguarderanno anche l’APE volontario, che secondo il Ministro costituisce a tutti gli effetti un prestito pensionistico anticipato, che deve quindi iniziare ad essere erogato non da quando decide lo Stato, ma da quando decide il cittadino: di qui la possibilità di retrodatare le domande.
 Contributiva calcolo Sociale
 Vecchiaia invalidità
anticipata per uomini e donne reversibilità
Prestito Pensionistico APE Social Card
APE Social Cose da sapere
Indennità di disoccupazione NASPI
Indennità di infortunio INAIL Data riscossione

Fonte

anticipata con part time

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Ragioniere, pubblicista e operatore turistico, ha frequentato la Facoltà di Economia e Commercio e il Dipartimento di Lettere, lingue, letterature , civiltà antiche e moderne, presso UniPG

2 commenti

  1. AUMENTATE LE PENSIONI MINIME , AUMENTATE LA PENSIONE A CHI FATE MORIRE PRIMA , CON UNA MISERIA DI 600 EURO! PRIMA, RENZI, E PRIMA DI LUI ALTRI MANTENUTI, OGGI IL FANTOCCIO GENTILONI, TUTTI, VE NE STRAFOTTETE DEI CITTADINI CHE FANNO LA FAME CON PENSIONI BASSE, CHE DOVETE, PRETENDIAMO , CHE VENGANO AUMENTATE A 1000 EURO AL MESE. GENTILONI, ORA TOCCA A LEI, NON SI NASCONDA ALMENO, PARLI DI CHI FA LA FAME , FINGA ALMENO DI PROMETTERE QUALCHE EURO, E RICORDI CHE ANCHE LEI E' MANTENUTO DA CHI VOI SPORCACCIONI POLITICI , AFFAMATE, CON SCUSE IGNOBILI QUANTO INFAMI , DA VOI SBANDIERATE PER DIRE A CHI SOPRAVVIVE CON PENSIONI DA FAME, CHE NON CI SONO LE RISORSE, CHE I PICCIOLI NON CI STANNO… E INTANTO PASSA IL TEMPO E LA GENTE MUORE CON PENSIONI VERGOGNOSE….

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