Andare in Pensione con Pochi anni di Contributi nel 2020 – 2021 e 2022

Con la Legge Fornero del 2011 le regole del sistema pensionistico sono divenute più rigide rispetto al passato. Oggi infatti, oltre che 67 anni d’età senza distinzione tra uomini e donne, sono richiesti almeno 20 anni di contributi e, per chi ne ha maturati meno durante la sua vita lavorativa, potrebbe essere estremamente difficile avere la sua pensione.

Tuttavia, grazie alle Deroghe Amato e al d.l. 335/1995, esistono delle modalità per andare in pensione con pochi anni di contributi, che rappresentano alternative per avere lo stesso una degna rendita per gli anni a venire. C’è quindi da chiedersi, quali sono le possibilità di pensionamento per ritirarsi prima dei 20 anni lavorativi?

Perchè andare in pensione è diventato più difficile?

Era il 6 dicembre 2011 quando, con il d.l. 201/2011, detto anche Legge Salva Italia, viene approvata la Riforma Fornero, una serie di regole che ha inasprito l’accesso alle pensioni. Nuove e incisive norme, votate dalla maggioranza del Governo Monti, che modificano la Riforma Dini (d.l. 335/1995). Dopo la grande depressione dei sub-prime 2008-2009 e la crisi del debito greco, lo scopo della riforma era evitare il default nazionale, attraverso:

  • Riorganizzazione strutturale della spesa pensionistica pubblica
  • Messa in sicurezza dei conti previdenziali

Secondo la Riforma Fornero, dal 1 gennaio 2012 l’ingresso alla pensione richiedeva 66 anni per gli uomini e 62 per le donne con 20 anni di contributi minimi. Tuttavia, la legge ha previsto un innalzamento graduale dell’età richiesta, fino al 1 gennaio 2018 in cui non si hanno più distinzioni tra uomini e donne, che necessitano 66 anni e 7 mesi per poi salire a 67 anni nel 2019.

Il d.m. 5 novembre 2019 del Ministro di Economia e Finanze, infine, lascia invariato tale requisito fino al 2022, poichè secondo l’Istat l’aumento della speranza di vita entro quell’anno sarà solo di 0,021 decimi di anno.

Andare in Pensione con Pochi anni di Contributi nel 2020 - 2021 e 2022

4 modi per andare in pensione con pochi anni di contributi

Dopo l’approvazione della Riforma Fornero, le possibilità di accedere al trattamento pensionistico con meno di 67 anni d’età e 20 anni lavorativi sono particolarmente ridotte. Oltre alle varie forme di pensioni integrative e complementari offerte da enti privati, tuttavia, esiste una serie di modalità per andare in pensione con pochi anni di contributi, rispettivamente 15 e 5, in modo perfettamente legale: le Deroghe Amato e la Riforma Dini.

Le 3 Deroghe Amato

Secondo le Deroghe Amato, che fanno parte del d.l. 503/1992, è possibile accedere alla pensione con soli 15 anni di contributi anziché 20, mentre resta il requisito anagrafico dei 67 anni. Sono in vigore 3 tipologie di contribuzione:

  • Prima deroga, permette di avere la pensione di vecchiaia solo se al 31 dicembre 1992 si possiedono 15 anni di contributi che siano essi volontari, obbligatori, figurativi, di riscatto o congiunzione, vale per iscritti a
    • Fondo Lavoratori Dipententi
    • Gestioni speciali lavoratori autonomi INPS
    • Ex Inpdap
    • Ex Enpals
    • Ex Ipost
  • Seconda deroga, permette il pensionamento con 15 anni lavorativi solo per autorizzati al versamento di contributi volontari prima del 31 dicembre 1992, anche con la sola autorizzazione, vale per iscritti a
    • Fondo Lavoratori Dipententi
    • Gestioni speciali lavoratori autonomi INPS
    • Ex Enpals
  • Terza deroga, permette di accedere alla pensione con 15 anni di contributi solo a lavoratori dipendenti iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o a un fondo sostitutivo o esonerativo, che abbiano
    • almeno 25 anni d’anzianità assicurativa
    • 15 anni di contributi
    • almeno 10 anni di lavoro discontinuo, per periodi minori di 52 settimane

I requisiti delle Deroghe Amato resteranno in vigore fino al 31 dicembre 2022.

Pensione di vecchiaia contributiva – Riforma Dini

Introdotta con il d.l. 335/1995, detto anche Riforma Dini, la pensione di vecchiaia contributiva è ancora in vigore nonostante le modifiche da parte della Riforma Fornero. Al 2020, per questo tipo di pensionamento sono richiesti solo 5 anni di contributi e 71 anni d’età, in funzione del recente aumento della speranza di vita comunicato dall’Istat. Vale per coloro che:

  • Non hanno contributi versati prima del 1 gennaio 1996
  • Possiedono contributi conteggiati solo in Gestione Separata INPS
  • Possiedono contributi interamente versati e calcolati nel sistema contributivo
  • Versano assegno pensionistico di almeno 1,5 volte del minimo sociale INPS

I requisiti della pensione di vecchiaia contributiva resteranno invariati fino al 2023, salvo aumenti della speranza di vita nei prossimi anni.

E’ davvero possibile andare in pensione con pochi anni di contributi?

Al termine di quest’analisi, si può facilmente capire che, seppur nella minoranza dei casi, andare in pensione con meno anni di contributi rispetto a quelli genericamente richiesti è possibile. Ciò grazie alle normative delle Deroghe Amato e la Riforma Dini, ancora in vigore nonostante le restrizioni della Riforma Fornero e che permettono di abbreviare fino a 15 e 5 anni i tempi per il pensionamento.

Tuttavia, le seguenti misure prevedono anche numerosi punti di debolezza:

  • Il pensionamento attraverso le Deroghe Amato sarà accessibile solo a persone che hanno maturato contributi per 15 anni prima del 31 dicembre 1992 o, nel caso della terza deroga, solo a chi ha maturato almeno 25 anni d’anzianità sull’assicurazione generale obbligatoria
  • La pensione di vecchiaia contributiva, richiedendo solo 5 anni di versamenti, necessita di ben 4 anni d’età in più rispetto al pensionamento ordinario e per la sua brevità non permette rendite particolarmente ricche, richiedendo versamenti maggiori ed escludendo inoltre tutti coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1 gennaio 1996 e non sono iscritti alla Gestione Separata INPS

A conti fatti, indipendentemente dai punti di debolezza, queste soluzioni possono rappresentare valide alternative al trattamento pensionistico ordinario, che negli anni vedrà l’età pensionabile aumentare di 3 mesi per ogni biennio, restando però la medesima fino al 2022.

In alternativa, sono disponibili dei trattamenti pensionistici complementari offerti da istituti di credito, che possono essere integrati alla pensione INPS in modo molto simile ad una polizza assicurativa. Ciò che conta maggiormente, in tutti i casi, è avere una corretta gestione del proprio piano pensionistico, conoscendone al meglio la posizione contributiva.

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