Pensioni 2019: Cosa Cambia? Quota 100 Pensione anticipata

Pensioni 2019: molte sono state le promesse fatte in campagna elettorale dal Governo Conte ma cosa accadrà come quella di abolire la legge Fornero innanzitutto, ma come si potrà andare in riposo dal lavoroQuota 100 è una realtà , anche se con qualche penalizzazione si potrà andare in pensione a 62 anni e 38 anni di lavoro.

Cosa cambia delle pensioni nel 2019

L’assegno pensionistico rimane sostanzialmente invariato. C’è anzi un piccolo aumento di tutte le pensioni, anche se di pochi euro ( 10, 20 euro al mese ) per ogni fascia.

Si tratta di una scelta peer non scontentare nessuno, che rivaluta le pensioni, ma in modo più favorevole alle pensioni inferiori ai 1500 euro.

Quello che conta però  che le pensioni non verranno abbassate, come in molti dicono, sbagliando.

Diciamo che alcune pensioni non verrano rivalutate rispetto al costo della vita come altre.

Ma si tratta di rivalutazioni molto piccole, visto che l’inflazione è quasi ferma, questo tipo di rivalutazioni sono del tutto ininfluenti sulla vita di una persona, come lo è oggi l’inflazione e questo grazie alla moneta forte che abbiamo, cioè l’euro.

Di seguito, uno schema che fa vedere come funziona la rivalutazione delle pensioni nel 2019

pensioni 2019 come cambia l'assegno pensionistico
Si ringrazia il Sole 24h per la schermata.

 

Quota 100 e rivalutazione pensioni minime

L’assegno delle pensioni minime passerà da 507 euro a 513 euro. Quindi la famosa Pensione di cittadinanza non ci sarà.

A meno di altri cambiamenti a cui ci ha abituato quello che si definisce Governo del Cambiamento, ma che a livello legislativo sembra più un Governo dell’Indecisione, visto il numero di volte in cui cambia completamente opinione nel giro di 24h ( la più clamorosa sull’euro e sull’Europa ).

Per quanto riguarda invece Quota 100 fanno sapere che ci sarà, ma è ancora tutta da definire.

Naturalmente Pensioni Economia Italia, Vi terrà aggiornati su futuri cambiamenti.

Pensioni 2019: le notizie che si rincorrono

 

I media hanno molto dibattuto in merito alla Quota 100, e alla Quota 41, mostrando un atteggiamento tutt’ altro che certo.

 

Pare essere, al contrario, un evento certo l’ adeguamento dell’ età pensionabile basata sulle aspettative di vita: novità che già dovrebbe andare in porto ad inizio del 2019. I requisiti attuali, basati sui criteri della Legge Fornero, subiranno un innalzamento di 5 mesi. Facendo due conti veloci, per la pensione di vecchiaia bisognerà attendere il compimento dei 67 anni.

Alla stessa maniera, la maturazione dell’ assegno sociale, attualmente erogato a 66 anni e 7 mesi,salirà a 67 dal 2019. La pensione di vecchiaia (contributiva) salirà a 71 anni di età anagrafica, e 5 anni di contribuzione.

Pensioni 2019: Cosa Cambia? Novità sulle Pensioni

Pensioni 2019: la pensione anticipata:

Passando ai requisiti per poter ottenere la pensione in via anticipata, dal 2019 sarà necessario maturare 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini, e 42 anni e tre mesi per le donne. Stessi criteri sono previsti per maturare la pensione anticipata contributiva, con la necessità di avere un’ età anagrafica di 64 anni (aumento di tre mesi).

Pensioni 2019: i lavoratori precoci

Un lavoratore precoce, con l’ inizio del 2019, non sarà indenne dalla rivisitazione dei criteri di maturazione post valutazione dell’ aspettativa di vita. Oggi un lavoratore precoce può andare in pensione con 41 anni di contributi (età anagrafica indifferente), mentre dall’ anno nuovo occorreranno 5 mesi in più di contribuzione (almeno un anno di contribuzione deve essere maturato prima del raggiungimento della maggiore età).

Assegno pensionistico nel 2019

Gli effetti della Legge Fornero continueranno a mostrare i loro effetti, nel 2019, anche in ambito entità dell’ assegno pensionistico. Vi sarà un adeguamento, automatico, del coefficiente di trasformazione, il che implicherà assegni leggermente, ridotti.

 

Circa una settimana fa, l’ On. Giacobbe (già parte della XI Commissione lavoro nella precedente legislatura), si è posta, con un articolo riportato da alcuni quotidiani, un quesito sul punto della situazione della Legge Fornero: questa legge dovrà essere riconsiderata, o manterrà i suoi effetti per il futuro? Al momento bisogna solo attendere il corso degli eventi per comprendere cosa porterà il 2019.

 

Un dato abbastanza certo riguarda la Quota 41, o meglio sarebbe 41 e mezzo anche se bisognerebbe attenderne un riconoscimento ufficiale nei provvedimenti legislativi.

In tema, poi, di contributi figurativi, un intervento certo riguarderebbe coloro che hanno maturato una carriera lavorativa stabile, principalmente uomini, e con pochi contributi figurativi. Nello specifico si parla di eventi particolari, legati ai contributi figurativi, come il servizio militare, le assenza dal lavoro se donatori di sangue, malattie, infortuni, ma anche, in riferimento alle donne le assenze dal lavoro per malattie del bambino,  il congedo per maternità durante il rapporto di lavoro e molti altri eventi.

Il problema è che da tale riforma molte donne lavoratrici che hanno vissuto situazioni lavorative incerte (crisi aziendali)  risulteranno escluse.

Se a tutto aggiungiamo i dubbi per il 2019 in tema di Ape sociale, le cose rischiano di degenerare col nuovo anno. Con l’ Ape sociale un disoccupato, o un soggetto che assiste un disabile, ad esempio, possono avere un reddito pari alla pensione (massimo Eur 1500,00/mese), con quota 93, o 91 se donna con due figli. Discorso complesso, ma i prossimi mesi potranno fare luce in merito,

 

Pensioni 2019, le famose pensioni d’ oro e ricalcoli, cosa accadrà in concreto?

 

Molto si è detto nell’ ultimo periodo in ambito revisione delle pensioni d’oro. Si è parlato del taglio sulle pensioni da Eur 2000,00 lordi in poi, con l’ applicazione di un contributo di solidarietà piuttosto che con un ricalcolo contributivo delle stesse. Mentre se ne continua a discutere, la revisione pare sostanzialmente motivata dall’equità del sistema previdenziale anche se sul tema, pare, sia necessario trovare delle larghe intese.

 

Ogni modifica che verrà introdotta al sistema pensionistico, dal nuovo anno, sarà volta a rendere il sistema pensionistico italiano sostenibili, e calcolata sulla base dei contributi effettivamente versati.

Come sopra accennato, andare in pensione dal 2019, sarà meno conveniente, con una riduzione probabile dell’ 1,20% dell’ assegno pensionistico. Di tale riduzione bisogna prenderne debita considerazione per effettuare ogni valutazione personale del caso.

 

All’ interno delle disposizioni contenute nella Manovra 2018 è inserito un aumento di cinque mesi per accedere alle pensioni col decorrere del nuovo anno, il che implicherà una modifica dei coefficienti di conversione per i montanti contributivi. L’aumento citato è motivato come sempre dall’aumento delle speranze dei vita (secondo rilevazioni Istat): dato statistico, discutibile, e controverso.

 

Vediamo cosa succede, in tema di pensioni anticipate, per coloro che maturano i requisiti entro l’ anno in corso.

Coloro che raggiungeranno il diritto alla pensione nel 2018, devono, necessariamente maturare almeno 42 anni e 10 mesi di anzianità lavorativa (uomini), e 41 anni e 10 mesi (donne). L’ opzione non necessita di alcun vincolo anagrafico.

La normativa, così come si presenta attualmente, concede la possibilità di “ritirarsi” con 41 anni di versamenti per i lavoratori precoci: si richiede l’ aver lavorato per almeno 12 mesi prima di aver compiuto i 19 anni, ed essere inseriti all’ interno di un profilo di tutela (invalidi, caregiver, disoccupati, mansioni gravose e/o usuranti).

 

Dal 2019, sempre con l’ adeguamento dei parametri legati all’aumento delle aspettative di vita, quanto sopra ricordato subirà delle variazioni per chi maturerà il diritto alla pensione. Sarà necessario acquisire almeno 43 anni e 3 mesi di anzianità; per le donne sarà sufficiente raggiungere i 42 anni e 3 mesi. A fronte dell’ aumento delle aspettative di vita, vi sarà un aumento anche per la quota 41, che salirà a 41 anni e 5 mesi.

Ogni  dato è soggetto  ad una possibile correzione se il Governo deciderà di intervenire nella prossima Manovra.

Sembra ormai quasi certo, come sopra detto, che salvo rettifiche introdotte nella Legge di Bilancio 2019, che saranno introdotte penalizzazioni per coloro che andranno in pensione con quota 100 (somma di anni contributivi ed età anagrafica).

 

Pensioni 2019: Cosa Cambia? Novità Pensioni Governo Conte

 

Con la fine dell’ estate, e l’arrivo della Legge di Bilancio 2019 potremo capire quali saranno le novità effettive, e come andrà a cambiare il sistema pensionistico.

Quello che Noi vediamo è che siamo in un periodo in cui si promette veramente tanto, forse troppo.

Quando si promette tanto anche le aspettative delle persone si alzano, aspettative che quasi sempre verranno disilluse, come lo furono quelle dei pensionati e dei lavoratori italiani con i Governi precedenti.

Ogni settimana, per 5 / 7 anni ci sono state promesse di riforma pensioni, ma in verità poco si è visto di veramente nuovo, se non il Prestito Pensionistico.

Pensioni statali e regimi obbligatori

I datori di lavoro e / o gli impiegati versano contributi pensionistici al governo nella vostra giurisdizione? In tal caso, delinei brevemente il sistema pensionistico statale esistente.

La legge italiana prevede un sistema di assicurazione pensionistica obbligatoria per:

  • dipendenti pubblici e privati, collaboratori di lavoratori autonomi gestiti dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS); e
  • categorie di lavoratori autonomi (ad esempio avvocati e ingegneri) gestite da istituti privati ​​di assicurazione sociale.

Il decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, come modificato dalla legge 21 dicembre 2011, n. 224 (la cosiddetta “riforma Fornero”), ha riformato l’assicurazione pensionistica obbligatoria pubblica gestita dall’INPS. Ai sensi del decreto legge, l’accesso alle prestazioni è stato stabilito attraverso la pensione di vecchiaia e la pensione di vecchiaia anticipata.

Pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia viene fornita – su richiesta – a dipendenti e lavoratori autonomi registrati:

  • con il sistema generale di assicurazione obbligatoria;
  • con un altro regime pensionistico disponibile per determinate categorie di dipendenti che:
    • funge da sostituto del sistema generale di assicurazione obbligatoria; o
    • esonera il dipendente dal sistema generale di assicurazione obbligatoria o lo sottopone ad esso in aggiunta ad un altro sistema; o
  • nell’ambito del cosiddetto “regime pensionistico separato di gestione dell’INPS”.

Tuttavia, in tutti questi casi, l’individuo deve soddisfare i seguenti requisiti.

Primo contributo del 31 dicembre 1995

Dal 1 ° gennaio 2012 chiunque la cui anzianità contributiva risale al 31 dicembre 1995 può richiedere una pensione di vecchiaia se i suoi contributi sono stati riconosciuti e hanno maturato almeno 20 anni di contributi, indipendentemente dal fatto che siano stati effettivamente pagati o accreditati qualsiasi altro motivo.

Per il 2018 per accedere alla pensione di vecchiaia, le persone devono soddisfare i seguenti requisiti di età:

  • impiegati pubblici (sia maschi che femmine) – 66 anni e sette mesi; e
  • lavoratori autonomi (sia maschi che femmine) – 66 anni e sette mesi.

Nel 2019 questo requisito di età diventerà 67 anni.

Primo contributo dal 1 ° gennaio 1996

Dal 1 ° gennaio 2012 chiunque abbia versato il primo contributo pensionistico al 1 ° gennaio 1996 può richiedere una pensione di vecchiaia a condizione che:

  • hanno maturato 20 anni di anzianità contributiva e soddisfano i requisiti di età sopra indicati; e
  • la pensione è almeno una volta e mezza superiore all’importo minimo della pensione sociale (il cosiddetto ‘importo limite’).

Se queste condizioni sono soddisfatte, una volta che un individuo raggiunge i 70 anni e a condizione che i contributi siano stati effettivamente pagati per cinque anni (pagamenti obbligatori o volontari o per rimborso) – esclusi i contributi non effettivamente pagati ma accreditati per qualsiasi motivo – lui o lei avrà accesso alla pensione, indipendentemente dal suo ammontare. Questo requisito di età è attualmente di 70 anni e 7 mesi.

Nel 2019 il requisito di età diventerà 71 anni. Il fabbisogno di età può essere ulteriormente aumentato nel 2020 sulla base di adeguamenti dell’aspettativa di vita media.

Pensione di vecchiaia anticipata

Questa pensione viene erogata ai dipendenti iscritti al regime generale di assicurazione obbligatoria, con regimi speciali per i lavoratori autonomi (ad esempio, artigiani, piccoli commercianti e agricoltori) e quelli iscritti nel regime pensionistico di gestione separata dell’INPS. Questa pensione sarà erogata solo se i requisiti contributivi sono soddisfatti, indipendentemente dall’età del beneficiario.

Fino al 31 dicembre 2018, per poter beneficiare della pensione di vecchiaia anticipata, una persona deve aver maturato:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi (per lavoratori di sesso maschile); e
  • 41 anni e 10 mesi di contributi (per le lavoratrici).

Dal 2019, una persona deve aver accumulato:

  • 43 anni e 3 mesi di contributi (per lavoratori di sesso maschile); e
  • 42 anni e 3 mesi di contributi (per le lavoratrici).

I requisiti sono applicati a tutti i dipendenti, sia lavoratori autonomi che impiegati pubblici.

A partire dal 2020 è probabile un ulteriore aggiustamento basato sull’aspettativa di vita media.

Pensione di vecchiaia anticipata per lavoratori precoci

L’articolo 1 (199) e seguenti del bilancio del 2017 ha introdotto la possibilità per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima di avere 19 anni per richiedere una pensione, il cui contributo richiesto è inferiore a quello della pensione di vecchiaia anticipata.

Nel 2018 queste persone possono ottenere la pensione di vecchiaia anticipata se hanno accumulato 41 anni di contributi.

A partire dal 1 ° gennaio 2019 le persone avranno bisogno di 41 anni e 5 mesi di contributi.

Questo requisito è soggetto alla normale rettifica in base alla speranza di vita media, che è applicabile dal 2010.

Pensione avanzata (APE)

Questo programma pilota è stato introdotto dal bilancio 2017 (articolo 1 (166) e successivi alla legge 232/2016), che – dal 1 ° maggio 2017 fino al 31 dicembre 2018 – consente a una persona che ha almeno 63 anni di optare per il prepensionamento e ottenere una pensione. Questo programma si applica ai dipendenti (inclusi i dipendenti pubblici) e ai lavoratori autonomi assicurati da un regime pensionistico speciale (ad esempio, artigiani, piccoli commercianti e agricoltori) o dal regime pensionistico di gestione separata dell’INPS. Quelli assicurati dai fondi pensione per i professionisti sono esclusi.

Il programma viene eseguito tramite due strumenti:

  • APE volontario – attuato tramite prestiti da banche e assicuratori, che sono emessi dall’INPS. Una volta assegnata una pensione, i beneficiari devono rimborsare il prestito a rate costanti per i prossimi 20 anni, con relativo interesse.
  • APE “sociale” – si tratta di una sovvenzione emessa dallo stato a quattro categorie di lavoratori ritenuti meritevoli di questa protezione speciale – in particolare:
    • i disoccupati;
    • i disabili;
    • badante; e
    • lavoratori che svolgono una delle 11 professioni elencate nell’allegato alla legge sul bilancio (il cosiddetto lavoro “pesante”).

La differenza tra i due strumenti risiede principalmente nel fatto che l’APE sociale è una sovvenzione pubblica e quindi il beneficiario non è soggetto ad alcun effetto negativo. D’altro canto, con l’APE volontario, il beneficiario sarà soggetto a una riduzione della sua pensione, a seconda dell’avanzamento richiesto dall’intermediario finanziario che ha concesso il prestito.

Il governo sta ancora valutando se estendere l’APE per il 2019 e per gli anni futuri.

Previdenza

Gli importi delle pensioni sono determinati sulla base di due modelli: uno relativo alla remunerazione e gli altri contributi.

Nel modello basato sulla remunerazione, le pensioni sono erogate in proporzione alla retribuzione percepita negli ultimi anni di occupazione. La sostenibilità finanziaria del sistema dipende principalmente dall’equilibrio tra lavoratori attivi e pensionati.

Nel corso degli anni, il continuo invecchiamento della popolazione italiana, unitamente all’andamento dei tassi di natalità, ha fatto precipitare il modello retributivo in crisi, portando a una revisione della stessa.

La legge 335 dell’agosto 1995, intitolata riforma del sistema pensionistico obbligatorio e integrativo (la cosiddetta riforma Dini), ha introdotto il sistema basato sui calcoli. Tutti coloro che si sono registrati per la prima volta il 1 ° gennaio 1996 o più tardi rientrano in questo sistema.

Secondo il modello di contribuzione, le pensioni sono direttamente collegate ai contributi che sono stati pagati. I contributi versati (la cosiddetta “somma di capitale”) sono convertiti in un reddito in base al coefficiente di trasformazione, che viene calcolato in base all’età della persona, quando la pensione è stata concessa e l’aspettativa di vita.

Con l’introduzione della riforma Fornero, il modello basato sul contributo è stato esteso a coloro le cui pensioni erano basate sul modello retributivo (a condizione che fossero registrate entro il 31 dicembre 1995).

I datori di lavoro possono detrarre i contributi pensionistici statali dal loro reddito imponibile?

L’articolo 95, paragrafo 1, del decreto presidenziale 917/1986 stabilisce che quando vengono calcolati i redditi di un’azienda, i costi per salari, stipendi, contributi previdenziali, accantonamenti per la pensione e fondi pensione e donazioni in denaro o in natura sono riconosciuti come componenti negativi.

Esistono proposte per riformare o modificare il sistema esistente?

Sebbene le sue disposizioni siano ancora discusse in Parlamento, la legge di bilancio 2019 dovrebbe modificare il sistema pensionistico e introdurre i seguenti sistemi:

  • ‘Quota 100’ – che offre l’opportunità per un individuo di andare in pensione se la somma della loro età e dei loro anni di contributi versati è uguale a 100 anni. 
  • “Quota 42” – che offre l’opportunità a un individuo di andare in pensione, indipendentemente dalla loro età, se ha effettuato 42 anni di contributi versati.

Altri schemi obbligatori

I datori di lavoro sono tenuti ad organizzare o contribuire a regimi pensionistici integrativi per i dipendenti? In tal caso, descrivi brevemente come il sistema viene applicato e regolato.

I regimi pensionistici integrativi sono stati introdotti dal  decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252,  al fine di integrare la pensione di base obbligatoria e contribuire così ad un livello adeguato di tutela dei lavoratori, unitamente ai benefici garantiti dal sistema pubblico.

La pensione integrativa si basa su un sistema di finanziamento con capitalizzazione. All’interno di questo sistema, ogni iscritto ha un account individuale in cui vengono effettuati i contributi. Questi contributi vengono poi investiti nel mercato finanziario (ad esempio, in azioni, titoli di stato, obbligazioni e fondi di investimento) da gestori privati ​​specializzati. Nel tempo, questi contributi produrranno un rendimento variabile, in base alle tendenze del mercato e alle scelte gestionali.

Al momento del pensionamento, il beneficiario riceverà un reddito, anche in assenza di una pensione derivante dal sistema pubblico di sicurezza sociale. Se lui o lei ha una pensione che comprende i contributi versati, questo reddito sarà pagato in aggiunta.

Tutti (ad esempio, dipendenti pubblici e privati, collaboratori, lavoratori autonomi e professionisti) possono aderire volontariamente a un regime pensionistico complementare.

Le pensioni integrative sono a carico del beneficiario e, nel caso di un dipendente, in parte a spese del datore di lavoro.

I dipendenti possono integrare i loro contributi assegnando i contributi per indennità di fine rapporto al fondo pensione.

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Ragioniere, pubblicista e operatore turistico, ha frequentato la Facoltà di Economia e Commercio e il Dipartimento di Lettere, lingue, letterature , civiltà antiche e moderne, presso UniPG

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