Pensioni ultima ora Maggio 2017

Andare in pensione è un momento della vita molto atteso, nel quale si può riprendere in mano la propria esistenza e fare quello che il lavoro non ha permesso di fare per molti anni. C’è tanto tempo, ma ci si aspetta di avere anche un buon rendimento per tutto quello che si è fatto durante la vita lavorativa. Spesso non è così, tanto che molte fasce della popolazione sono davvero a rischio povertà e percepiscono pensioni che difficilmente bastano a destreggiarsi tra le spese quotidiane. Lo Stato ha tentato più volte di intervenire per aiutare le sacche di popolazione in difficoltà, applicando riforme più o meno efficaci.
Ecco quali sono le ultime novità in fatto di pensioni in Italia.

Pensioni ultima ora: molti sotto la soglia di povertà se non interviene lo Stato

Secondo i dati Istat, in questo momento in Italia ci sono oltre 18 milioni di pensionati che sono a carico dell’Inps. L’istituto di previdenza sociale, dunque, ha la responsabilità di mantenere questi milioni di pensione corrispondendo loro il dovuto dopo una vita di lavoro. Peccato che circa il 65% di questi pensionati percepisca un compenso che difficilmente supera i 700 euro al mese. Se si pensa che almeno nelle pensioni ci sia la parità dei sessi si sta prendendo un granchio enorme. Facendo una stima divisa per sessi, quasi l’80% delle donne non percepisce una pensione adeguata al lavoro svolto e soprattutto uguale ai loro colleghi uomini.
Le pensioni superiori ai 3000 euro mensili, poi, sono attorno all’1%. Insomma, una situazione di emergenza vera e propria. 
Tra l’altro l’Istat ha evidenziato che almeno la metà di queste pensioni, ovvero più del 52%, siano un intervento dello Stato. In altre parole, le persone che hanno lavorato e prodotto reddito non hanno abbastanza denaro per pagare le pensioni di tutti, che in oltre la metà dei casi diventano pensioni assistenziali donate dallo Stato. Questa situazione potrebbe portare ad un collasso ben presto, anche perché lo Stato è costretto ad indebitarsi sempre di più per coprire il minimo di retribuzione pensionistica per tutti.

Pensioni ultima ora Maggio 2017

Meno pensioni ma più assegni di invalidità: cos’è “l’effetto Fornero”

Molte delle problematiche e delle impossibilità di coprire l’intera popolazione con un sistema pensionistico adeguato si devono alla riforma Fornero e al cosiddetto “effetto Fornero”, ovvero agli strascichi che questa riforma porta con sé. Questo tipo di modifica inserita dall’ex ministro del lavoro prevede un’innalzamento dell’età pensionistica e contributiva.
Nel solo biennio 2015-2016 l’età è passata da 62 anni e 7 mesi a più di 63 anni, riducendo di fatto il numero di pensioni liquidate in quello stesso biennio. Alzando l’età, infatti, si prevedeva che chi era alle soglie della pensione con pochi mesi rimasti da lavorare abbia dovuto aspettare ancora del tempo, a volte più di un anno, per fare richiesta. Il problema è che comunque il numero di pensionati è troppo elevato rispetto a coloro che lavorano, dunque si è creato un buco di bilancio che ha costretto lo Stato italiano a provvedere a pensioni di tipo assistenziale.
Nonostante sia lentamente diminuito il numero di pensionati effettivi, dall’altro lato è aumentato il numero di coloro che percepiscono assistenza statale dal punto di vista delle invalidità civili o delle indennità di accompagnamento. Questi assegni di aiuto da parte dello Stato sono sempre un effetto dell’aumento dell’età pensionistica, perché spesso i pensionati si ritirano dal mondo del lavoro quando ormai non sono più autosufficienti per quanto sono anziani, e dunque hanno bisogno di essere seguiti costantemente da una persona o sviluppano percentuali di invalidità.

Parla Boeri, il presidente dell’Inps: tutte le novità a partire da Aprile

Boeri ha espresso il suo pensiero su questa questione dell’assistenza sostenendo che sarebbe più giusto garantire un minimo assistenziale a tutti. Il presidente dell’Inps ha insistito sulla solidarietà nell’ambito della presentazione di un nuovo tipo di portale per l’Istituto, lanciato in Lombardia.
Boeri vuole anche combattere la tendenza di coloro che prendono, immeritatamente, più pensioni da parte dello Stato rispetto a coloro che magari non riescono a rientrare nel diritto e quindi vivono sotto la soglia di povertà.
Un altro problema è rappresentato, secondo Boeri, dalle baby pensioni che in un periodo del passato fecero molta fortuna: le famose pensioni a quindici anni, sei mesi e un giorno sono uno strascico che purtroppo il sistema previdenziale italiano ancora si porta dietro, e per pagare quel tipo di cifre ci sono stati dei ritagli ad altre pensioni, facendole scendere sotto un certo livello.
Da 3 aprile 2017 ci sarà un nuovo sito istituzionale dell’Inps, su cui l’Istituto ha investito molte risorse per il potenziamento e la semplificazione. Tramite esso sarà possibile presentare l’Isee dettagliato ed avere un calcolo personalizzato della pensione. Grazie al meccanismo di presentazione della certificazione di reddito, sostiene Boeri, ci sarà più probabilità di avere un calcolo equo che si basi davvero sulle esigenze della singola persona e non solo sul lavoro svolto da questo cittadino o su altri parametri meno indicativi.

La questione delle pensioni all’estero

Molti pensionati scelgono di vivere i propri anni senza lavorare in qualche buen retiro, paesi dove le tasse e la vita costano molto meno e dove i ritmi non sono serrati come in Italia. Queste diverse migliaia di persone, tuttavia, sono ufficialmente iscritti nel registro pensionati italiani, e dunque percepiscono i loro soldi dal paese d’origine.
Secondo Boeri il 2% del totale di pensioni erogate dall’Inps viene inviata a pensionati che risiedono all’estero. Il patron dell’Inps ha parlato di “pensioni strategiche” che non vanno ad intaccare le casse dello Stato, anzi, portano ricchezza. Sono rarissimi, infatti, i pensionati che percepiscono del denaro dall’estero che hanno lì tutta la famiglia. Si tratta, molto più spesso, di emigrati tardivi, ossia di persone che vanno a spendere altrove gli anni della propria vecchiaia, o di immigrati-emigrati, ovvero persone straniere che sono venute qui, hanno trascorso tutta la loro vita lavorativa in Italia e poi sono tornate nel loro paese d’origine in vecchiaia. Entrambe queste categorie sociali, però, lasciano spesso le più giovani generazioni qui, perché figli e nipoti cresciuti in Italia difficilmente hanno voglia di muoversi. Questo crea una circolazione molto forte del denaro tra Italia ed estero e costringe l’Inps ad un rinnovamento e ad un’apertura al dialogo con i nuovi tipi di pensionati.

Cessione del quinto sulle pensioni: cosa succede? 

Nell’ultimo periodo ci sono state anche delle modifiche per quanto riguarda la cessione del quinto di stipendi e pensioni. Il meccanismo di cessione del quinto è una forma di prestito personale che possono richiedere soltanto i lavoratori dipendenti.
La restituzione di questo prestito avviene attraverso la domiciliazione della rata sul conto corrente del richiedente per un valore pari ad un quinto della pensione percepita.
Fino ad oggi le regole della cessione del quinto cambiavano in base a due parametri:
  • il valore dell’assegno percepito (la cifra discrimine era 5000 euro);
  • l’età del pensionato.
L’Inps ha attualmente annullato tutte le convenzioni che aveva con banche e finanziarie ed ha cambiato la cifra di discriminazione per la cessione del quinto: ora si guarda se gli assegni sono superiori o inferiori ai 15.000 euro.
Le aziende che avevano stipulato delle convenzioni, comunque, non hanno perso la possibilità di avvalersi della cessione del quinto dei propri risparmiatori. A partire da aprile 2017, infatti, verranno rilasciate le nuove clausole contrattuali, attenendosi alle quali sia le banche che le finanziarie potranno stipulare nuovi contratti in sostituzione di quelli vecchi non più in azione.

Cos’è l’APE e come fare domanda

A partire da maggio 2017, poi, cambieranno anche le modalità di richiesta dell’Ape. L’Anticipo Pensionistico si può richiedere a partire dal 63esimo anno di età.
Per richiedere l’Ape volontario bisognerà seguire per via esclusivamente informatizzata un iter ben preciso:
  • domanda di valutazione dei requisiti;
  • presentazione all’Inps della domanda di Ape;
  • presentazione al datore di lavoro della domanda di pensione di vecchiaia;
  • indicazione degli istituti bancari o finanziari che erogheranno la pensione.
Se ci sono tutti i termini per perfezionare il contratto, l’ex lavoratore riceverà 12 quote mensili che non costituiranno materia da dichiarare nell’Irpef.
Per accedere alla fase di valutazione dei requisiti, però, bisogna sapere quali sono questi requisiti richiesti dall’Inps. In particolare c’è bisogno che il lavoratore sia:
  • entrato giuridicamente nel 63esimo anno di età;
  • presente attivamente da più di 20 anni nell’ambito della contribuzione;
  • in grado di dimostrare che percepirà un trattamento economico di 1,4 volte superiore alla soglia minima di pensioni (che corrisponde a poco più di 700 euro).
Non possono richiedere l’Ape i nati entro il mese di marzo 1951 perché questo trattamento ha un minimo di sei mensilità di valore, dunque coloro che sono nati entro quella data maturano il diritto alla pensione regolare nell’ottobre di quest’anno.

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